L’Archivio di Stato di Prato custodisce la memoria del territorio pratese e della sua popolazione, conservando il patrimonio documentario di istituzioni, famiglie, persone e altri organismi privati di interesse storico particolarmente importante, dal XIV secolo fino quasi ai nostri giorni.
L’Istituto nasce il 1° febbraio 1957 come Sottosezione di Archivio di Stato (D.M. 10 gennaio 1957), grazie a una fortunata convergenza di intenti fra lo Stato e alcune delle principali istituzioni cittadine, responsabili a vario titolo di un ricchissimo patrimonio documentario. Nell'ambito della riforma organica della normativa archivistica (D.P.R. 1409/1963), il 1° novembre 1965 la Sottosezione viene trasformata in Sezione (D.M. 25 settembre 1965). Con l’istituzione della provincia di Prato (D.lgs. 6 marzo 1992, n. 254), la Sezione viene elevata ad Archivio di Stato (D.M. 24 maggio 1997).
Fin dalla sua istituzione, l’Archivio ha sede nel palazzo trecentesco in cui il mercante Francesco di Marco Datini, che lo fece costruire, stabilì la sua dimora pratese. Di Datini l’Istituto conserva il prezioso archivio, che rappresenta una fonte unica per la storia del mondo mercantile europeo nella seconda metà del XIV secolo, ma anche della società e della mentalità dell’epoca. Consustanziali al palazzo che per secoli le conservò al suo interno, le carte di Datini costituirono il nucleo originario dell’Archivio al momento della sua istituzione nel 1957, insieme all’archivio preunitario del Comune di Prato, ai complessi documentari della Casa Pia dei Ceppi, dell’Ospedale della Misericordia e Dolce, del Monte di Pietà, dell’Arciconfraternita della Misericordia, del Conservatorio di S. Caterina e dell’Azienda dei Resti del Patrimonio ecclesiastico.
Nel fondo del Comune, si segnalano, in copia dai documenti dell’autorità ecclesiastica, le registrazioni delle nascite di cittadini pratesi dal 1482 (le morti dal 1557) che, circostanza pressoché unica, insieme allo stato civile napoleonico, a quello della Restaurazione e a quello postunitario proveniente dal Tribunale di Firenze, coprono un periodo di quasi cinque secoli. Con il fondo comunale, inoltre, confluirono anche gli archivi delle arti, delle opere pie, di famiglie e di magistrature giudiziarie (podesteria, pretura, vicariato).
Il complesso della Casa Pia dei Ceppi portò in dote, oltre al proprio archivio, quelli dei due importanti enti di beneficenza da cui aveva tratto origine nel 1545: il Ceppo Vecchio, istituito nel 1282 da Monte Pugliesi, e il Ceppo Nuovo, fondato dal testamento di Francesco di Marco Datini nel 1410.
Altri fondi di rilievo sono quelli di famiglie notabili pratesi (Buonamici, Novellucci, Vai, Martini, Mazzoni, Salvi Cristiani), l’archivio del Teatro Metastasio, le carte che documentano l’attività per la promozione di Prato e la costituzione della sua provincia (fondi Cironi e Caciolli), gli archivi di alcune ditte tessili (Bellandi, Lavatura e Pettinatura Lane spa) e quelli postunitari di carattere giudiziario, fiscale o di rilevanza politico-sociale (Commissariato di pubblica sicurezza, Pretura, Ufficio del registro, Ufficio distrettuale delle Imposte dirette, archivio del senatore pratese Guido Bisori, Opera nazionale dopolavoro di Prato).
Oltre a garantire i servizi volti alla corretta conservazione e fruizione del suo patrimonio, l’Archivio organizza e promuove iniziative culturali e attività didattiche rivolte a scuole e a cittadini di tutte le età, spesso collaborando con altri enti e istituzioni culturali cittadine in un’ottica di rete diffusa.
Il primo direttore: Guido Pampaloni
Guido Pampaloni (Certaldo 1914 – Bagno a Ripoli 1992), entrò nel 1937, a soli 23 anni e appena laureatosi in Scienze politiche, nell’Amministrazione degli Archivi, allora facente parte del Ministero dell’Interno.
Subito destinato a Firenze, tra il 1957 e il 1958 si occupò dell’istituzione della Sottosezione dell’Archivio di Stato di Prato, divenendone il primo direttore. La sua ampia produzione scientifica, che seguì le tracce dell’allora direttore dell’Archivio Storico italiano e prolifico studioso, Niccolò Rodolico, ebbe come centri di interesse la storia degli archivi e della loro organizzazione, la storia fiorentina e pratese in particolare, spaziando dai tempi di Dante al primo Risorgimento, con puntate nella storia agraria. Collaborò inoltre, con Bemporad e Prunai, a vari volumi dedicati alla storia di palazzi toscani (Palazzo Tolomei di Siena, Palazzo Strozzi e Palazzo Portinari-Salviati di Firenze).
Nel 1969 ottenne la nomina a direttore dell’Archivio di Stato di Firenze, ma ciò non lo distolse dai suoi legami con Prato, dove nel 1967, al momento della nascita dell’Istituto internazionale di storia economica F. Datini presieduto da Ferdinand Braudel, ne era diventato primo direttore. Nel 1982 fu l’ispiratore dell’Istituto di storia postale, che con i suoi seminari di “paleografia mercantile” ha formato una generazione di giovani studiosi in grado di orientarsi nella documentazione dei mercanti tardo-medievali toscani, con esercitazioni sulle carte di Francesco di Marco Datini. Nel 1984, insieme a Braudel, Manselli e Tenenti, fece parte del Comitato scientifico che promosse la grande impresa della Storia di Prato.
Intanto, ottenuta la libera docenza in Storia medievale nel 1973, lasciò la direzione dell’Archivio di Stato di Firenze per dedicarsi interamente agli studi e all’insegnamento, prima in Storia medievale poi in Paleografia e Diplomatica, insegnamenti che tenne fino al 1984.
Nella sua funzione di direttore della allora Sezione di Archivio di Stato di Prato, Pampaloni pose immediatamente mano alla stesura di una “guida-inventario” che rendesse fruibile le preziose fonti documentarie che andavano man mano raccogliendosi in Palazzo Datini. In sinergia con la Deputazione di storia Patria per la Toscana, di cui era allora direttore Niccolò Rodolico, uscì nel 1958 un volume che per molti anni ha costituito la base sicura dalla quale procedere per conoscere il patrimonio archivistico costudito presso l’Archivio di Stato di Prato.



